EVOLUZIONI
espongono
Seung Hee Baik ed Andrea Zorzetti
Villa Savorgnan – Lestans
28 giuno 2024 – 14 luglio 2024
attraverso lo spazio scorrono i binari del tempo, fra i viaggiatori c’è l’Evoluzione,
ogni tanto sosta in qualche fermata per poi proseguire nel suo viaggio infinito
Lo specchio di Seung Hee
È parlando con la Seunghee di questi suoi quadri che è venuta fuori la storia dello specchio. Una figura di spalle che possiamo appena intuire essere la Seung Hee. E di fronte, questa volta ben riconoscibile, lei, in scala, in tutta la sua luminosità, perfettamente riconoscibile. Seunghee in un vis-à-vis allo specchio, attenta a rimirare la propria immagine, la sua imago,riflessa sullo specchio, che lo specchio le restituisce in tutta la sua nitidezza. Accade la stessa cosa col secondo quadro.
Questa del rapporto dello specchio con la pittura è una vecchia storia che risale al ‘400, a Leon Battista Alberti e a seguire a Leonardo. Seunghee resta fedele a questa lezione. Si capisce subito che la figura che scorgiamo in lontananza, sullo sfondo, è perfettamente conforme alla figura che vediamo di schiena. Questa conformità in pittura è chiamata imitazione, si badi, non corrispondenza ma imitazione.
Se Leonardo raccomanda al pittore di portare sempre con sé uno specchio, è perché la cosa che egli dipinge devequadrare con questa immagine che si riflette nello specchio, imitarla.
A questo dovere dovrebbe corrispondere nell’artista la volontà di ritrovare nel mondo delle forme, nella pittura, il nulla da cui emana.
Esattamente quanto ci racconta il mito di Narciso da cui questa idea di pittura principia.
Per l’Alberti il vero scopritore della pittura è Narciso. Conosciamo la storia. Eccolo sporgersi su una sorgente dell’Elicona: chiara, trasparente come argento, non disturbata da alberi, foglie, animali o venticello a incresparne la superficie. Come dice Ovidio, nessuna ombra la oscura. Un’occasione unica per Narciso di scorgersi perfettamente riflesso, di intuire senza ombra alcuna la propria ombra interrogata fino ad allora inutilmente.
Ma è quanto accade anche a noi con la nostra ombra, questa immagine muta e oscura che ci accompagna, che tante volte abbiamo visto proiettarsi lontano da noi, per linee incerte, spezzate.
A Narciso accade per la prima volta di scorgere nello specchio d’acqua il volto, il colore, l’espressione della sua ombra. Che finalmente viene alla luce.
Uccidendolo però, come aveva profetizzato Tiresia: “Narciso vivrà fino a tardi anni, se non conoscerà mai sé stesso”.
Seunghee non può accettare questo esito tragico, dionisiaco. Conosce bene il gioco delle opposizioni che alimenta il mito greco-romano e quello indo-iranico: luce e ombra, diurno e notturno. C’è bisogno di tutti e due, sostiene convinta ma si capisce da che parte sta: dalla parte di Apollo nel primo caso, di Mitra nel secondo.
Si è sostenuto anche che Narciso inseguisse vane ombre e che il suo fallimento era già annunciato perché mai si potrà conoscere se stessi. Seung Hee ponendosi sotto l’ala protettrice di Apollo e Mitra, divinità solari, ha accettato la sfida. È possibile conoscersi e come mezzo espressivo ha scelto la pittura.
A dirci che non ha alcuna voglia di demordere, che a ispirarla è, come si diceva prima, la volontà di ritrovare nella pittura il nulla da cui proviene, è lo splendido corvo.
Seunghee ne è rimasta affascinata studiando un basso rilievo di fattura classica che si trova ad Aquileia. È alle spalle di Apollo, il dio del sole e della conoscenza. Tra gli altri animali, una presenza perturbante. Come intenderlo? Sigillo del sapere del dio? La sua ombra? Per Seung Hee, ma questo me l’ha detto lei, il corvo è semplicemente l’icona della sua autostima di pittrice e di sperimentatrice.
Mimmo Sersante
Gli acquerelli di Andrea
L’acqua così basilare per la nostra vita, si rende alle volte irrinunciabile per chi ha bisogno di dissetarsi della propria passione artistica e questo è il caso di Andrea Zorzetti. Il nostro artista utilizza questo elemento per rappresentare, sulle ali della propria ispirazione, quei paesaggi nati dal suo intimo approccio col mondo esterno, luoghi reali e luoghi interiori intrisi di un significato custodito fra le sue emozioni, traducendoli in luci, forme, colori e rivestendoli di una particolare spiritualità.
Sono paesaggi già di per sé rassicuranti, dove la freschezza del colore verde è potenziata con maestria dai colori complementari creando zone soleggiate e zone in ombra, in un gioco che non conosce interruzioni. A risaltare è la loro orizzontalità aperta dallo scorrere verticale di placidi fiumi portatori di fertilità e vita. L’armonia del paesaggio si sposa con la serenità dei cieli anche se non mancano opere dove nubi scure e turbolente annunciano pioggia o un temporale imminente.
Ma nelle opere di Andrea Zorzetti, l’acqua non è solo usata nella tecnica per veicolare i colori; è presente, nelle sue diverse forme proprio come elemento a lui più congeniale. È la nostra percezione a indicarcelo. Intuiamo suoni e odori del paesaggio e ne respiriamo l’atmosfera.
In altri dipinti invece si osserva la stesura di colori caldi, aranciati, che egli solitamente sceglie per rappresentare non solo tramonti ma soprattutto scorci di paesi, forse a lui più cari, con le loro piazze, i loro edifici. Insomma, il tempo che non passa.
Andrea Zorzetti sa offrire all’osservatore anche altre visioni, luoghi per esempio dove invece a prevalere è il colore blu, il colore che meglio di tutti rappresenta l’acqua, la profondità dei sentimenti e il silenzio.
Egli, come tutti noi, è figlio di questo mondo e fra le sue opere troviamo anche quelle che riguardano le varie città.Così compare il colore rosso che, non è un caso, richiama la nostra attenzione. È come se questo rosso, alle volte dilagante, rappresentasse una forma di arresto ma potrebbe benissimo identificarsi con il sangue che circola nel nostro corpo,elemento vitale degli esseri viventi.
Andrea non dimentica che la città è il nostro habitat più naturale e che segna la nostra contemporaneità in modo irreversibile. Ne accetta i pregi e i difetti, mostrando nel contempoun amore riconosciuto e intenso per la forma di vita che impone a tutti.
Nei dipinti di Andrea entra in gioco anche l’uso calcolato del giallo adoperato nelle giuste proporzioni per raggiungere l’equilibrio desiderato dell’immagine.
Attraverso la tecnica dell’acquerello, Andrea riesce a disporre di una immediatezza espressiva e di esecuzione, facendo scorrere liberamente nell’acqua i colori da lui scelti per farli posare sapientemente sulla carta bianca.Di quest’ultima sfrutta il candore che esalta contrasti e chiaroscuri, trasparenze e leggerezze.
Il meraviglioso senso fluido e inaspettato del colore e la sorprendente casualità che esso porta con sé, chiedono all’artista di compiere quel controllo dettato dalla sua sensibilità e creatività per poter esaltare l’unione tra la forza vitale della pittura, il tocco della pennellata e i suoi sentimenti. Sono la natura e il mondo umano che ci circondano ad essere oggetto della sua arte. La perfetta imitazione di entrambi ci regala quelle emozionanti vibrazioni che la bellezza e la forza dell’Arte sanno infondere nei nostri animi.
Andrea ricerca e studia anche altri soggetti, totalmente diversi, al fine di poterli realizzare con altre concezioni e approcci attraverso diverse tecniche e materiali. Segno di una ricerca sperimentale a tutt’oggi inconclusa, nel cammino scandito dall’evoluzione.
Emy Giacomello
